Forte con i deboli e debole con i forti 2

Agosto 18, 2008


… ancora lei, la legge a governo dei rapporti di lavoro all’interno delle organizzazioni!

Nulla a pretendere la consapevolezza in merito alla viva centralità dell’uomo o come meglio scrivono gli illustri Passerini e Dell’Orto (Neo-management, L’Aziende e l’Anima, 2004) che “insomma, è essenzialmente l’attività umana che dà realmente vita all’impresa, come struttura operativa interagente (attivamente) con l’ambiente che la circonda per realizzare i propri fini. L’impresa, come entità pulsante nella realtà in cui opera, è quindi sostanzialmente l’insieme degli uomini e delle donne che la compongono. In definitiva l’uomo è l’elemento centrale della sua esistenza.”

Illusione o ipotesi di realtà, allora?
Chimera o verità obnubilata?
Sorge il dubbio sovrano…

Chi sono i leader o responsabili di quelle stesse aziende e imprese che assistono in sordina ad ogni “forma di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro”?
Chi sono i leader o responsabili di quelle stesse aziende e imprese che permettono le buone prassi e la diffusione di “atti consapevoli di violenza nel mondo del lavoro che spingono taluni soggetti alla disperazione e talvolta al suicidio”?
Chi sono, sempre coloro, i leader o responsabili di quelle stesse aziende e imprese che ammettono ogni “calo significativo di produttività nei reparti con il conseguente aumento dei costi di produzione” in onore degli dei Terrore e Sopprusi?

A leggere la realtà non sono certo quegli stessi leader e responsabili auspicati dai soliti illustri Passerini e Dell’Orto (Neo-management, L’Aziende e l’Anima, 2004) che operino con “l’obiettivo di far crescere le abilità e le capacità professionali di ogni team e di ogni individuo”.

Ad ogni imperfetto il suo vizio.
Ad ogni luogo il suo strazio.

Ad ogni parassita il suo clamore.
Ad ogni secolo il suo orrore.


Forte con i deboli e debole con i forti 1

Luglio 24, 2008


… in sintesi, la legge che governa i rapporti di lavoro tra colleghi, preposti, dirigenti e responsabili d’azienda all’interno delle organizzazioni, private o pubbliche che siano.

Così è! a sentir parlare l’amica al bar sotto casa.
Così è! a sentir parlare il collega all’ennesima giornata inutile di formazioni obbligata.
Così è! a sentir parlare e discutere coloro che la sanno più lunga di me.

Così è! e le assenze per malattia si sprecano.
Così è! e le teorizzazioni sulla centralità dell’uomo all’interno di quelle stesse organizzazioni si vanificano.
Così è! e la responsabilità di chi è chiamato, incaricato, tenuto o scelto a guidare una squadra di persone (non entità spersonalizzate) per il raggiungimento di un obiettivo (dalla certa ricaduta sulla collettività) si spoglia d’ogni contenuto.

Quegli stessi contenuti che definiscono la responsabilità quale depositaria, per eccellenza, della domanda etica: rispondere e dar conto dei nostri atti, essere chiamati a dare una risposta delle nostre azioni in relazione con l’Altro.

Dalla notte dei tempi, e in ogni ambito ed espressione di vita dell’uomo, dalla religione allo sport, dall’economia alla politica si ergono e si riconoscono capi e leader destinati alla guida del gruppo, della collettività, del paese, della squadra sportiva, del popolo. Destinati, e pertanto capaci per la loro intrinseca natura, a guidare realmente e di fatto il gruppo facente seguito e, di conseguenza, consapevoli sempre e in ogni momento della legittimità di base del paradigma di responsabilità.
Dalla notte dei tempi, per l’appunto.
In passato, furono e giacciono devoti.

Oggi, tutto è diverso.
Nulla è come prima.
Oggi, i sedicenti capi e leader di gruppi e collettività, sono in primo luogo deresponsabilizzati e in secondo luogo di dubbia competenza.
Piazzati per convenienza, per scaltrezza o per miseria.

E da dire che non è tutta colpa loro (?!), naturalmente, quando a sostener la causa ci si mette anche il linguaggio moderno… il Responsabile delle risorse umane che diventa human ressource manager, il Responsabile del progetto che diventa project manager oppure il Responsabile della manutenzione che diventa maintenance manager.


Administratismus und Mobbing

Giugno 27, 2008


Heute möchte ich ein paar Gedanken zum Thema “Administratismus” und Mobbing in sozialen Institutionen aufgreifen.

Wie wir alle wissen, führt die Dominanz von administrativen Überlegungen in Einrichtungen mit Sozialcharakter, von Management, Kosten-Nutzen-Rechnungen, Papier und Formularwesen, Weisungen, Reglements im Verlauf der Entwicklung sozialer Institutionen häufig zu einem absoluten Perfektionismus, der nur eines zum Ziel hat, nämlich: “Der Zweck heiligt die Mittel”.

Solch administrativer Überhang bringt rasch eine Pervertierung des Auftrags mit sich und entfernt alle Beteiligten mehr und mehr von der Zielgruppe. Wenn das therapeutische Personal sich nicht mehr mit den gesetzten Strukturelementen identifizieren kann, droht “Dienst nach Vorschrift“, verschwinden unkomplizierte Umgangsformen, Begeisterungsfähigkeit und therapeutisches Klima, es entwickeln sich “Burn out” und “Mobbing”.

Auch wenn die Verantwortlichen des Sozial-und Gesundheitswesens von sich ändernden Rahmenbedingungen, von Kommunikation und Kooperation, Paradigmenwechsel sprechen, wird die soziale Arbeit zunehmend als Dienstleistung gesehen in dem es um Service, Qualität und den Gebrauchswert der Arbeit geht. Diese Begriffe aus der Unternehmensforschung können auch für Autowerkstätten oder Hotelbetriebe angewandt werden.

Im Zeitalter von “St. Bürokratius” und des am schnellen Erfolg orientierten Managements sind kurzsichtige Lösungen naheliegend. Zum Beispiel:
Betriebswirtschaftliches Denken, heißt:
verlockenden Sparmaßnahmen nachzugehen;
Ergebnisorientierte Steuerung, heißt:
die ungelösten Probleme auf andere institutionelle Felder innerhalb der Gesellschaft zu verschieben;
Ressourcenverantwortung, heißt:
für möglichst wenig Geld und aus nachgeordneter abhängiger Position heraus und schlechtem Informationsstand möglichst viel Schutzfunktionen bzw. therapeutischen Rahmen zu bieten und die Identifikation mit der Institution trotz Einschränkungen und fachfremden Entscheidungen zu wahren;
Budget, heißt:
Einsparungen beim Personal, schlechte Bezahlung.

Trotz all dieser Ungereimtheiten sprechen Politiker und Bürokraten von einem sozialen Miteinander und die sachverständige Führung von Menschen durch Menschen und das Sahnehäuptchen: “Der Mensch muß im Mittelpunkt stehen”.

Liebe Freunde, es gibt ein Sprichwort, das heißt:
Sollte die Menschheit eines Tages zugrunde gehen, so werden zwei Dinge überleben… DIE KÜCHENSCHABE UND DER BÜROKRAT.